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sabato

Sessanta bastonate (occhio alle braghe!)

1. Guarda dove vai
In Tanzania ogni villaggio e`sotto la giurisdizione dell`almashauri locale, cioe` un ufficio comunale che rappresenta il governo nel territorio. Oltre all`almashauri c`e` anche un consiglio degli anziani formato dai rappresentanti delle etnie presenti che si occupa dell` applicazione della legge tribale. Il consiglio degli anziani ha l`autorita`di risolvere questioni minori e fatti riguardanti il “buon comportamento” delle persone. Possono anche emanare leggi e farle rispettare senza che il governo possa interferire, tranne che in alcuni casi particolari. Pertanto, quando ci si reca in una zona abitata da una tribu` diversa dalla propria e` bene informarsi delle leggi locali, onde evitare pericolose incomprensioni o peggio ancora prendere qualche dolorosa bastonata.

2. I jeans a vita bassa

Tra i villaggi di Imbaseni e Kiwawa c`e`un piccolo mercato. Viene chiamato akina mama perche`durante le ore diurne e` affollato da donne che vendono ortaggi, focacce e pesce fritto. Verso sera pero` l`atmosfera cambia: gli ortaggi, le focacce e il pesce fritto spariscono e vengono rimpiazzati dalla birra locale, il mbeghe, un pericoloso distillato ricavato dalle banane. Pericoloso perche` ogni tanto qualcuno muore intossicato. Alla sera al mercato di akina mama c`e` sempre festa. Droga, alcol, musica a tutto volume e prostitute grassocce da 2euro e mezzo. Gli abitanti dei villaggi vicini accorrono per celebrare la fine della giornata e ubriacarsi il piu` possibile.

Il mercato di akina mama e` un orrendo slam in miniatura, 50 metri quadrati di baracche sporche e puzzolenti. Gli anziani del villaggio allora, meta`Wameru e meta` Wanyiramba, (le due tribu` presenti) preoccupati dello stile di vita immorale e corrotto dei giovani, si sono riuniti per  trovare una soluzione. Dopo ore e ore di incessante discussione e` stato identificato il problema: i jeans a vita bassa. Oltre ad essere orrendi, mettono in mostra le chiappe delle persone, quindi devono essere vietati. Le donne che li indossano inducono in tentazione il maschio che allora cerchera` il sesso a pagamento. L`uomo che li indossa e` uno scemo che disonora la famiglia e il consiglio degli anziani. Per questo, chiunque si rechera`al mercato di akina mama indossando quei  jeans abominevoli sara` punito con sessanta bastonate.

3. La folla non perdona

La scorsa settimana, la polizia ha interrogato i rappresentanti locali di akina mama. Sono accusati di aver ordinato il pestaggio di due persone che indossavano i jeans. Le vittime, ignare della legge locale, hanno riferito di essere state aggredite da una folla inferocita e ubriaca, armata di bastoni e pietre. Una delle due vittime, dopo la bastonatura e` stata colta da infarto ed e`stata accompagnata in ospedale. I rappresentanti locali si difendono dicendo che in Tanzania la legge tribale fa parte del sistema legislativo e viene applicata secondo le indicazioni degli anziani. Quindi, per legge, hanno l`autorita` di fare rispettare le loro regole.
http://www.youtube.com/watch?v=YvkX3t5LgVI 
http://www.youtube.com/watch?v=ITcSNyOquiA

martedì

Scimmie a Monduli


Osservando il paesaggio attraverso il parabrezza, mi rendevo conto che durante la mia lunga permanenza in Africa avevo trascorso centinaia di ore in quella postazione, cioe` nel primo sedile di un autobus diretto da qualche parte. Essere seduto li davanti era sempre un gran vantaggio, potevo godere di un`ottima visuale e alla mia sinistra avevo un finestrino di aria pulita tutto per me. Alla mia destra, cioe` tra me e l`autista, c`era sempre un altro passeggero con cui potevo fare una piacevole conversazione. Quella mattina di fine maggio stavo andando a Monduli, e il passeggero al mio fianco si chiamava Samuel. Samuel era un insegnante di matematica e siccome la scuola dove lavorava aveva chiuso per le vacanze, tornava a Monduli, dove viveva la sua famiglia d`origine.
-Sono preoccupato- disse Samuel 
-Perche`?- risposi –
-E`per via dei miei parenti-
-Hai qualcuno ammalato a casa?-
-No, no, e` che… I miei parenti mi chiederanno soldi, vorranno dei regali-
-Ah beh…-
-Sai com`e`, sono l`unico della famiglia ad avere un lavoro in citta`, percio` i miei famigliari pensano che io sia ricco!-
-I tuoi famigliari non ce l`hanno un lavoro?-
-Si, si, quasi tutti sono agricoltori, ma combinano poco. Qui la terra non e` buona, per via dell`erosione. Qui vicino ci sono dei ricercatori canadesi che stanno studiando il problema; cercano di capire che cosa si potrebbe coltivare per arricchire il terreno-
La solita minestra pensavo, stranieri che fanno il lavoro che gli africani non faranno mai, cioe`occuparsi dei loro problemi.
-Per questo, torno a casa il meno possibile, sono dei grandi scrocconi!-
Non era la prima volta che sentivo una storia del genere. Quella situazione era per la verita` molto frequente nei villaggi africani, soprattutto in quelli piu` isolati, dove la gente viveva in famiglie allargate; spesso il confine tra famiglia e comunita`era inesistente. I piu` poveri chiedevano e ottenevano supporto a quelli che avevano un lavoro o quelche reddito. I bambini mangiavano nelle case dei vicini. Le donne condividevano il pozzo dove attingere l`acqua e gli uomini lavoravano per garantire una vita dignitosa per gli anziani. Un sistema di vita comunitario necessario per far fronte alla dura vita africana; in una nazione dove lo stato sociale e la previdenza erano ancora poco piu` che un miraggio. Pero`, pensavo che quello stile di vita non fosse dettato da uno spiccato senso di solidarieta` nei confronti del prossimo (la chiaccherata con Samuel ne era forse  la prova), ma piuttosto che si incastrasse perfettamente con la tradizione africana, dove c`era promiscuita`, poligamia, ma anche senso della comunita` e un profondo rispetto per gli anziani. Chissa` che cosa avrebbe detto Nyerere, il primo presidente tanzaniano,  nel vedere che l`ujamaa, cioe` il sistema di vita comunitario da lui promosso, pur non avendo dato i risultati previsti in termini di sviluppo agricolo e progresso, aveva in compenso garantito l`assistenza ai poveri.
-Quelli mi chiederanno soldi, soldi, soldi! Pensa che l`ultima volta mi hanno chiesto di comprargli un trattore! E poi soldi per questo, soldi per quello...-
Sceso dall`autobus attraversai il centro di quella piacevole cittadina (anche se un vero centro non esisteva), dove vidi strade asfaltate, una scuola elementare con un campo da calcio annesso, un ospedale e un campo per l`addestramento militare. Cose che tutto sommato facevano pensare ad un buon livello di sviluppo, anche se la gente di Arusha mi aveva detto che la ragione della presenza di quelle strutture stava nel fatto che Monduli, era il paese natale di un  chiaccherato politico (forse corrotto) del CCM, tale mr. Lowassa.
Poi mi diressi verso il sentiero che si addentrava nella foresta, meta della mia escursione. Avrei potuto organizzarmi con quelli del turismo culturale e fare una visita guidata, ma forse a causa della chiaccherata con Samuel, anch`io ero preoccupato di trovarmi ad avere a che fare con una guida scroccona e pretenziosa. Cosi` proseguii da solo, dopo aver acquistato un macete perche`  in quel periodo la vegetazione sarebbe stata fitta e spinosa e probabilmente avrei dovuto farmi strada.
Salendo un po`alla volta mi resi conto che il sentiero non era poi cosi` male, tranne che per alcuni tratti dove il macete risultava utilissimo. Mi trovavo forse soltanto ad un paio di km dalla strada asfaltata quando notai alcune buche nel terreno, della dimensione di un pallone da calcio: senza dubbio le impronte di un elefante. Per la verita` mi era stato detto che non c`erano animali nelle vicinanze e che la zona era sicura, ma in fondo...chi poteva averne la certezza? Avevo forse sottovalutato i rischi del caso? Ero stato imprudente a recarmi in quel luogo che, seppur a due passi dalla citta`, era governato da leggi proprie? Evidentemente no, perche improvvisamente intorno a me apparvero una dozzina di bambini scalzi. Formichine laboriose che raccoglievano legna per il fuoco, trasportavano sulla testa delle fascine e si dirigevano a valle. –Stai tranquillo mzungo!- dicevano quelli –noi qui ci veniamo ogni giorno, ci sono gli elefanti, ma non c`e` pericolo. Pero` non attardarti, oggi potrebbe piovere!-  Quelle raccomandazioni riguardanti esclusivamente le condizioni atmosferiche mi rassicurarono, cosi` proseguii nel sentiero. Tuttavia feci attenzione a non allontanarmi troppo perche` quelle impronte mi sembravano fresche, e anche se per i bambini-formica gli elefanti costituivano una normale presenza del luogo, per me rappresentavano un potenziale pericolo da evitare. Ricordando le raccomandazioni  non mi attardai, mi fermai solamente qualche minuto per osservare alcuni esemplari di Guereza (ne contavo 10), cioe` scimmie nere col pelo bianco sul muso e la schiena, se ne stavano tra due enormi piante, balzavano tra i rami, offrendo ad ogni salto una spettacolare esibizione degna di un bravo ginnasta. 
Scimmie nere, salti acrobatici, sguardi curiosi, occhi penetranti.
Osservando le scimmie pensavo a Doris Lessing, la scrittrice inglese cresciuta nello Zimbabwe ex Rhodesia che in uno dei suoi libri aveva cosi` descritto l`Africa: "Africa gives you the knowledge that man is a small creature among other creatures, in a large landscape" Quanto vere erano quelle semplici parole scritte nel lontano 1951! Pensavo che ancora oggi, dopo piu` di mezzo secolo non esistesse una definizione piu` appropriata per descrivere quelle terre lontane. 
Tornato in citta`, dopo essermi ancora una volta lasciato alle spalle le foresta africana, andai al ristorante a mangiare un piatto di carne arrostita. Mangiavo seduto ad un tavolo davanti alla grande e assordante televisione che trasmetteva il telegiornale. La notizia del giorno era che Zanzibar era nel caos, visto che 2 chiese e l`abitazione di un prete erano state date alle fiamme da un gruppo di facinorosi che ineggiavano all`indipendenza di Zanzibar dal governo tanzaniano. Il conduttore del tg mostrava anche i titoli dei maggiori giornali del paese. Ad esempio il citizen diceva: Crisi a Zanzibar, dov`e`il presidente? Cioe` se la prendeva con Shein, il presidente musulmano di Zanzibar che dopo una settimana dall`inizio dei tumulti non aveva ancora condannato la violenza con una dichiarazione ufficiale.
-Eh, si,- sentii una voce scherzosa alle mie spalle-
-Shein...is a Shame!- Era Samuel, l`insegnante di matematica che adesso era in compagnia dei suoi amati famigliari che di li a poco gli avrebbero sicuramente scroccato il pranzo! Il suo ironico saluto mi era sembrato una richiesta di aiuto perche` si vedeva che non era a suo agio e avrebbe di gran lunga preferito bere una birra al mio tavolo…
Finito di mangiare presi il primo autobus per tornare ad Arusha. Dal finestrino potevo ancora scorgere le verdi colline di Monduli.

 http://www.youtube.com/watch?v=nkXuLu4STLI

giovedì



sabato

Fine di una strega


Sto tornando a casa dopo un pomeriggio trascorso al campus dell`universita` di Arusha. 
Ho consumato un buon pasto, preso in prestito un libro, scritto qualcosa al computer e chiaccherato con un paio di persone. L`atmosfera e`la solita, quella di un lento pomeriggio che sta per concludersi. Il sole finalmente concede un po di tregua e illumina il paesaggio di traverso. E`il momento in cui l`ambiente africano appare nel migliore dei modi: la vegetazione e` viva piu` che mai, con dei colori che mutano ad ogni istante, fino all`inevitabile e bellissimo tramonto. 
Cammino in una strada che ho percorso centinaia di volte.
Una strada rossa in mezzo al verde. 
Una strada che dalla collina mi portera`fino`alla valle.
Mi fermo ad osservare un oggetto mai notato in precedenza: una vecchia carriola sul bordo della strada, completamente fatta di legno, ruota e cassone e manubrio compresi. Afferrandola con le mani mi accorgo che e` perfettamente funzionante, anche se la ruota di legno non e` molto scorrevole. Pero` penso che con un po` di grasso la si potrebbe sistemare…
Improvvisamente sento delle grida, provenienti dal basso. La zona sottostante, parzialmente coperta dalla fitta vegetazione, e` molto popolata e si chiama Nganakoli. Le grida sono ancora distanti e confuse, percio` non capisco nulla di quello che viene detto. Poi, scendendo per la strada, vedo che laggiu` in lontananza c`e` una piccola folla cenciosa e disordinata che si sta dirigendo verso un prato adiacente ad un grande campo di mais. Nel prato ci sono tre persone. Ai loro piedi giace un fagotto avvolto in un kanga, cioe`una stoffa colorata tradizionalmente usata come vestito dalle donne africane. La folla si ferma e per un attimo rimane in silenzio. Qualcuno dice qualcosa, altri ascoltano, discutono, gesticolano. 
Poi, improvvisamente e` l`inizio dello show. 
Un calcio per cominciare, poi un altro e un altro ancora. Ecco che il fagotto sul terreno si muove e rimbalza come un pallone. Uno, due, tre, uno, due, tre…Poi e` la volta delle pietre. Ogni persona, una pietra. E` una gran sassaiola quella che vedo, e anche se dura soltanto 30 secondi e` sufficiente a coprire parzialmente il fagotto. Le donne gridano come pazze, chiaramente eccitate dal sordo rumore prodotto dall`impatto delle loro pietre. Gli uomini non sono da meno, muovono istericamente le mani nell`aria, come per afferrare qualcosa d`invisibile; invocano il nome di dio e gridano strani anatemi. I bambini invece se ne stanno piu` indietro, alcuni di loro, con abilita` scimmiesca si arrampicano sulle piante piu` alte, da dove possono osservare con attenzione e curiosita` l`azione degli adulti. Nel frattempo altre persone accorrono. Ma certo, quello show e` imperdibile ed e` qualcosa che riempie la monotonia di quel lento pomeriggio africano. 
Ecco, e`giunto il momento di infliggere il colpo finale: arriva una donna con una bottiglietta di plastica con la scritta acqua Kilimanjaro-coca-cola-company. Versa il contenuto della bottiglietta sul fagotto e poi accende un fiammifero.  Il un atttimo il rogo divampa e tutti urlano trionfanti! Inizialmente si tratta di una buona combustione, ma evidentemente il kerosene utilizzato non e` sufficiente perche`il fuoco si spegne quasi subito tra la delusione della folla che si aspettava uno spettacolo piu` lungo. Comunque, a detta dei presenti, non e` che sia andata poi cosi` male perche` all`inizio, durante le prime fiammate, il fagotto  era sobbalzato un paio di volte per poi collassare sul praticiello ora anch`esso un po` abbrustolito…Come da copione, quando tutto e` finito, arriva la polizia e la folla si disperde. I poliziotti, che sono neri e incazzati, cioe` voglio dire incazzzati neri, cominciano a fare domande per capire che cosa sia successo, anche se sanno benissimo di che cosa si tratta e che alla fine non potranno mica arrestare nessuno. Alle loro spalle intanto giace il fagotto, dal quale adesso sale un odore probabilmente nauseabondo perche` i poliziotti si tappano il naso con le dita. Dalle piante arriva anche l`irriverente commento dei bambini che gridano nyama nyama nyama choma! (carne arrosstita!) I poliziotti pero`, con grande professionalita` continuano il loro lavoro, annotando in un taccuino le varie testimonianze. 
Cammino in una strada che ho percorso centinaia di volte. 
Una strada rossa in mezzo al verde. 
Una strada che dalla collina mi portera`fino alla valle... http://www.youtube.com/watch?v=LMagP52BWG8
http://www.youtube.com/watch?v=bkKOnS8J5GM

mercoledì

Ritorno in Sakila









Una delle prime cose che avevo notato al mio ritorno in Tanzania, era stata la comparsa di un`antenna sulla vetta della montagna Sakila. Un `antenna biancorossa, cioe` un`infrastruttura della vodaphone che di notte s`illuminava di una stana luce rossastra. Faceva pensare ad un addobbo natalizio e non deturpava piu` di tanto l`aspetto della montagna, forse ne conferiva un`aspetto singolare. 
Deciso a ripetere l`ottima escursione fatta tre anni prima, contattai Aseri, la persona che quella volta mi aveva accompagnato. Al telefono Aseri mi aveva spiegato che per mettere l`antenna quelli della vodaphone avevano costruito una strada e che quindi sarebbe stato molto piu` facile raggiungere la cima. Tuttavia intrapresi l`escursione da solo; non perche` non gradissi la compagnia di Aseri, ma perche`avevo improvvisato, cioe` una mattina mi ero svegliato e avevo deciso che sarei tornado a Sakila. Questa volta pero` avevo scelto la via piu` facile, cioe` avevo preso l`autobus fino a Katiti e poi aspettato la piccola corriera che saliva fino alla base della montagna. 
Era venerdi e a Katiti era giorno di mercato,quindi non sarebbe stato necessario aspettare troppo per trovare un passaggio. Salii sul primo autobus e sedetti a fianco dell`autista, in attesa che arrivassero altri passeggeri. Guardandomi attorno notai che anche se la stagione delle piogge in corso era generosa, il terreno era arido e polveroso. Forse quella era la normale conseguenza del sovraffollamento e inquinamento tipico di tutti i centri di mercato che avevo visto in Africa. Dopo aver controllato e ricontrollato che tutti i posti e spazi a disposizione fossero stati occupati (persone, capre e galline), l`autista mise in moto e partimmo. Gia` dopo 50 metri il paesaggio cambiava completamente. Il terreno arido e polveroso lasciava ora il posto alla terra rossa e alla lussureggiante vegetazione Africana. La strada pero` era pericolosa, la pioggia dei giorni precedenti era stata abbondante e aveva prodotto la formazione di buche e canali di scolo che attraversavano la carreggiata. L`autista, elogiato dai passeggeri, dimostrava una cetrta abilita`nello schivare quelle pericolose fessure ed evitare che il nostro mezzo di trasporto s`intrappolasse. 
Arrivato al capolinea, dove c`era un edificio che esponeva la bandiera del partito al governo, scesi e mi diressi verso l`inizio del sentiero. Gli immancabili boda-boda, con le loro motorette, mi offrirono un passaggio, ma rifiutai perche`volevo gustare pienamente il piacere di quella passeggiata Africana. Proprio come mi aveva detto Aseri, il sentiero era stato tramutato in una strada, ma talmente ripida che mi chiedevo se davvero una macchina oppure una moto sarebbe stata in grado di percorrerla. Proseguii, catturato dal verde della foresta e dalla terra rossa che mi portava avanti e avanti e avanti…Sporgendomi sul ciglio della stada vidi che l`enorme pianura sottostante era parzialmente diventata un laghetto, una preziosa risorsa per il bestiame allevato nella zona. Grazie alle piogge, anche l`agricoltura era estremamente ricca: c`erano grandi piantagioni di mais, fagioli e banani, ma anche carote, pomodori e patate. Ad un certo punto mio fermai di scatto, quasi spaventato perche` non mi ero accorto che c`era una persona seduta sul bordo della strada. Era un ragazzo sui vent`anni, li seduto che guardava me e non diceva nulla. Aveva la sindrome di down e mi pareva strano incontrarlo in quell luogo appartato…Anzi, no. Ripensandoci era normale che vista la sua condizione quel ragazzo africano vivesse solo e isolato. In esilio nel bush, una condizione che per molti europei come me a volte risultava essere piacevole e un po` eccentrica, ma che per altri meno fortunati significava una condanna a vita. 
Dopo circa mezz`ora raggiunsi la cima. La visione dell`enorme antenna quasi mi ripagava dello sforzo fatto. O meglio, la vista dell`antenna e dei pittoreschi personaggi che le sedevano attorno strillando inni e leggendo la bibbia. Prendevo atto del fatto che l`istallazione dell`antenna non aveva cambiato le abitudini dei cristiani che fin dal lontano 1969 (cosi` mi era stato detto) si recavano in pellegrinaggio a Sakila per pregare. I  devoti pellegrini, con le loro bibbie e le preghiere ad alta voce sembravano rivolgersi piu` all`antenna che non a qualche dio. Ecco che l`antenna vodaphone appariva come  un moderno monolite catalizzatore di cristiani e adoratori del mondo degli spititi. Riflettendo pero`, l`adorazione dell`antenna non mi sarebbe sembrata una cosa cosi`blasfema. In fondo, i telefonini e internet stavano veramente migliorando la vita degli africani. 
Senza disturbare i pellegrini cercai qualche spiazzo per scattare delle foto visto che il cielo si era aperto e la vista era fantastica. Il monte Meru e il Kilimanjaro non erano completamente visibili per via di alcune nubi che nascondevano le rispettive cime; ma le dorsali delle due montagne offrivano un magnifico paesaggio fatto di un verde ubriacante e una fiorente vegetazione. Poi mi spostai ulteriormente, percorrendo un sentiero che portava al lato opposto della montagna, sempre con lo scopo di fare delle foto. Ma tornai indietro quasi subito perche`improvvisamente mi ero trovato davanti ad una grottesca costruzione che fungeva da tenda. Dalla tenda-baracca provenivano gridolini di piacere che non lasciavano alcun dubbio: una sveltina era in corso in vetta, quindi tolsi immediatamente il disturbo. 
Sulla strada del ritorno rividi il ragazzo down, sempre li a guardare nel vuoto. Mi chiedevo se i virtuosi pellegrini avessero mica pensato di aiutarlo oppure coinvolgerlo nelle loro importanti attivita`…
Giunto alla base della montagna scattai l`ultima foto della giornata: una bambina che rincorreva un asino che trasportava alcune taniche per l`acqua. Un`altra imagine che raccontava la vita semplice di quel luogo lontano, Sakila.

giovedì

Un politico -2-

1
La crisi della terra (dall`Arusha Times del 5 maggio, Happy Lazaro)
"Un morto e alcuni feriti sono il bilancio dell`ennesima invasione organizzata dai cittadini per appropriarsi con la forza di una fattoria. Gli abitanti dei villaggi di Poli e Seela Sin`gisi hanno invaso la fattoria chiamata Mito Miwili (Usa River) gestita dalla Pulsea and Agro Commodities Company. I guardiani hanno risposto con le armi da fuoco lasciando sul campo un morto e un ferito grave. Il comandante delle forze dell`ordine di Arusha, Thobia Andengenye, ha confermato l`incidente avvenuto la notte del 28 aprile, spiegando che circa 40 persone, armate di archi e freccie, pietre e lance, coltelli e macete, hanno invaso la fattoria procurando danni consistenti. Quattro trattori sono stati bruciati e un magazzino contenente un vasto assortimento di semi e fertilizzanti e` stato depredato. Reclamando il possesso della terra, gli invasori hanno rubato qualsiasi cosa potesse essere arraffata dalle loro mani. I danni sono ingenti, ma non ancora stati stimati. L`invasione alla Mito Miwili e` la terza degli ultimi 20 giorni. La prima era avvenuta alla Dolly Estate, situata in localita` Maji ya chai (Usa River), dove il recinto era stato abbattuto e gli invasori avevano reclamato il possesso della terra. Poi era stata la volta del Machumba Estate, dove gli invasori avevano gia` iniziato a dividersi la terra conquistata illegalmente. In entrambi i casi la polizia era intervenuta con i gas lacrimogeni..."
Ucciso un rappresentante dell`opposizione, sale la tensione (dall`Arusha Times)
La notte del 27 aprile, Msafiri J. Mbwambo, rappresentante locale del partito Chadema,  e` stato assassinato. Una settimana fa erano stati trovati i corpi di 4 persone uccise, sempre nella zona dell`Arumeru. Il neo-eletto Joshua Nassari ha dichiarato: "Difficile considerare questi omicidi come casuali e non associarli alle recenti elezioni che hanno visto il trionfo del Chadema..."


2
Anche se l`elezione di Nassari si e` svolta in un clima relativamente pacifico secondo gli standard africani, i fatti di questi giorni sono allarmanti. 
Facciamo un passo indietro. 
Di cosa avevano parlato i politici durante la campagna elettorale? Dell`acqua, dell`elettricita`, delle strade e del costo della vita. Un altro punto importante era stato quello della terra. O meglio del possesso della terra, argomento spesso trattato sotto banco e poco esplicitato perche` delicato e controverso. Gli appartenenti alla tribu` Meru, ovvero la maggioranza etnica presente nel distretto Arumeru, reclamano il possesso della terra che secondo loro apparteneva ai loro antenati. Dicono che la terra di cui dispongono oggi non e` abbastanza e quindi ne vogliono di piu`. I politici di entrambi gli schieramenti allora, avevano sfruttato l`argomento della terra per ottenere consenso. In particolare, quelli del partito di opposizione Chadema avevano parlato di ridistribuzione equa in caso di vittoria e puntato il dito contro gli stranieri che amministrano grandi porzioni di terra. Quella di prendersela con gli stranieri, cioe`l`uomo bianco (anche se sarebbe piu` corretto di parlare di uomo giallo, olivastro e talvolta nero) e` una strategia che in Africa funziona sempre. C`e`poverta`? Colpa dei bianchi. L`economia cresce ma gli africani sono poveri? Colpa dei bianchi. I ministri del governo Tanzaniano sono accusati di aver sottratto milioni di dollari dalle casse dello stato?(notizia di questi giorni) “Si tratta di un`eredita` del colonialismo” diranno gli analisti piu` virtuosi e sapienti. 
Ma la crisi della terra e` reale o e` soltanto un espediente per ottenere consenso politico? Secondo il Tanzanian Investment Centre che ha sede a Dar Es Salaam, in Tanzania ci sono 44 milioni di ettari adatti all`agricoltura, di cui solo il 24.5% e` sfruttato. Ci sono anche 60 milioni di ettari per l`allevamento, ma soltanto il 26% viene utilizzato. Per questo, second il T.I.C. gli investitori sono fortemente voluti. Anche perche`, gli investimenti su larga scala, anche quelli che si occupano principalmente dell`esportazione (fiori, caffe`, frutta) hanno comunque ricadute positive sulla popolazione locale, attraverso la creazione di posti di lavoro, costruzione di infrastrutture e sviluppo di nuovi settori. 
3
Sinceramente, pensavo che dare la colpa agli investitori stranieri per giustificare i problemi della Tanzania fosse una barzelletta. I 20 grandi estates presenti nel territorio dell`Arumeru, venivano utilizzati legalmente dagli stranieri con un regolare contratto d`affitto stipulato col governo. Inoltre creavano posti di lavoro e contribuivano a sfamare il paese. Quindi, le terre in questione non erano state rubate o sottratte con la forza ai residenti, ma semplicemente individuate dal governo come opportunita` d`investimento e assegnate ad alcune corporations. Quello che vedevo intorno a me era che i locali possedevano moltissima terra dove producevano soltanto agricoltura di sussistenza, e faticavano  parecchio per due motivi:
1-Non avevano nessun sistema d`irrigazione, nemmeno utilizzavano i metodi tradizionali dei loro antenati per raccogliere l`acqua.
2-Aravano con la zappa o con l`aratro trainato dagli animali. 
In questo senso, il governo e le amministrazioni locali nel corso degli anni avevano fatto ben poco per favorire la formazione di cooperative di agricoltori che sarebbero stati in grado di acquistare un trattore e altri accessori che avrebbero consentito lo sviluppo dell`agricoltura. Poi, per capire che cosa stava succedendo c`era un altro aspetto da considerare: il tribalismo. Gli invasori delle fattorie erano un gruppo organizzato e indottrinato dai politici locali che durante la campagna elettorale avevano esplicitamente fatto leva sull`appartenenza tribale. Di fatto, i Wameru, appena 20 giorni dopo l`elezione di Joshua Nassari, si erano sentiti autorizzati ad intraprendere azioni violente e fuorilegge per appropriarsi delle terre. Abitando nel cuore dell`Arumeru, avevo spesso parlato con la gente della questione della terra, e mi ero reso conto che per molti l`obiettivo era soltanto la sopprafazione, il predominio, il piacere di depredare i beni dell`altro, concetti abbastanza negativi che non davano molta speranza per il futuro. (A proposito di depredazione, bisognerebbe anche citare l`invasione avvenuta nel 2009 ai danni di un farmer Tanzaniano. In quel caso la sua fiorente piantagione di banani era stata abbattuta-rasata al suolo dai Wameru a colpi di macete!)
4
Delle tre invasioni, quella che aveva maggiormente attirato la mia attenzione era stata la prima, quella del Dolly Estate, un grande possedimento che comprendeva una serra per la produzione di fiori, un campo di polo con un maneggio di cavalli, un esclusivo campo da golf, una zona residenziale e perfino una piccola riserva faunistica con gazzelle, kudu, facoceri, giraffe e zebre. Anche se poco distante (5km) dalla trafficata strada Arusha-Moshi, il Dolly era una splendida oasi in mezzo al nulla, un paradiso (anche se un po` artificioso) edificato dove prima c`erano ettari di terre abbandonate e semi deserte. Forse era stato proprio quello splendore a scatenare la rabbia e l`invidia degli africani che vivevano nella vicina Maji ya chai, una township gia` sovrafollata e sporca visto che i residenti gettavano la spazzatura ovunque, per poi lamentarsi del fatto che la terra non era buona per l`agricoltura... Un altro particolare interessante era che gli amministratori del Dolly erano Zimbabweiani. Agricoltori africani bianchi fuggiti dal regime di Mugabe. Nel corso degli anni, la dittatura del compagno Bob aveva distrutto l`economia del paese e ucciso migliaia tra agricoltori e dissidenti. Un tempo lo Zimbabwe era stato soprannominato il granaio del continente, vista l`enorme produzione di cibo che sfamava la nazione e veniva anche esportato negli stati vicini. Oggi invece lo Zim importava il grano dal poverissimo Malawi e tutti, bianchi, neri e sangue-misto scappavano da quello che era considerate un luogo pericoloso e senza cibo. Inoltre, come in Sudafrica, la strage degli agricoltori procedeva senza che i media occidentali prestassero grande attenzione. Le notizie delle invasioni e degli omicidi arrivavano alla gente soltanto grazie al lavoro certosino di alcuni blogger che pubblicavano le notizie e documentavano i fatti. Alcuni si spingevano oltre, cioe` sopstenevano che in tutto il sud dell`Africa fosse in atto un genocidio silenzioso nei confronti della popolazione bianca residente. Omicidi e invasioni sponsorizzate dai governi, una sorta di vendetta dei neri sui bianchi.
La Tanzania sarebbe affondata come lo Zimbabwe oppure avrebbe avrebbe rialzato la testa facendo leva sulle proprie origini Swahili? E le invasioni sarebbero continuate? Queste erano le domande che come me molti Tanzaniani si ponevano, sapendo che le depredazioni e il clima di violenza non avrebbe portato a nulla di buono.


5

"Days of gloom and nights of darkness; sunless days and starless nights. Is the moon still in the heaven? Is the sky still in its place? Has the sky a place? What is time and what is motion? What is light and what is dark? Green, they say, needs light and sunshine; life they say, needs light and air. But where is the sun? Days of gloom and nights of darkness; jungle days and jungle nights. What`s the jungle? Why`s the jungle? And why is it so green?"  (Peter Abrahams)

Parole swahili

Asiyesikia la mkuu ataona makuu
Chi non ascolta l`anziano ne vedra` di grosse
Usipoziba ufa utajenga ukuta
Se non tappi la fessura ricostruirai la parete
Ulipo nzoga ndipo watakapokutanika tai
Dov`e`la carogna, la si raduneranno gli avvoltoi



Barua ni nusu kuonana
Una lettera e`meta`rivedersi
Mkulima ni mmoja, walaji ni wengi
Il contadino e`uno, i mangioni sono molti
Elimu ni bahari
La conoscienza e` un mare