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martedì

Scimmie a Monduli


Osservando il paesaggio attraverso il parabrezza, mi rendevo conto che durante la mia lunga permanenza in Africa avevo trascorso centinaia di ore in quella postazione, cioe` nel primo sedile di un autobus diretto da qualche parte. Essere seduto li davanti era sempre un gran vantaggio, potevo godere di un`ottima visuale e alla mia sinistra avevo un finestrino di aria pulita tutto per me. Alla mia destra, cioe` tra me e l`autista, c`era sempre un altro passeggero con cui potevo fare una piacevole conversazione. Quella mattina di fine maggio stavo andando a Monduli, e il passeggero al mio fianco si chiamava Samuel. Samuel era un insegnante di matematica e siccome la scuola dove lavorava aveva chiuso per le vacanze, tornava a Monduli, dove viveva la sua famiglia d`origine.
-Sono preoccupato- disse Samuel 
-Perche`?- risposi –
-E`per via dei miei parenti-
-Hai qualcuno ammalato a casa?-
-No, no, e` che… I miei parenti mi chiederanno soldi, vorranno dei regali-
-Ah beh…-
-Sai com`e`, sono l`unico della famiglia ad avere un lavoro in citta`, percio` i miei famigliari pensano che io sia ricco!-
-I tuoi famigliari non ce l`hanno un lavoro?-
-Si, si, quasi tutti sono agricoltori, ma combinano poco. Qui la terra non e` buona, per via dell`erosione. Qui vicino ci sono dei ricercatori canadesi che stanno studiando il problema; cercano di capire che cosa si potrebbe coltivare per arricchire il terreno-
La solita minestra pensavo, stranieri che fanno il lavoro che gli africani non faranno mai, cioe`occuparsi dei loro problemi.
-Per questo, torno a casa il meno possibile, sono dei grandi scrocconi!-
Non era la prima volta che sentivo una storia del genere. Quella situazione era per la verita` molto frequente nei villaggi africani, soprattutto in quelli piu` isolati, dove la gente viveva in famiglie allargate; spesso il confine tra famiglia e comunita`era inesistente. I piu` poveri chiedevano e ottenevano supporto a quelli che avevano un lavoro o quelche reddito. I bambini mangiavano nelle case dei vicini. Le donne condividevano il pozzo dove attingere l`acqua e gli uomini lavoravano per garantire una vita dignitosa per gli anziani. Un sistema di vita comunitario necessario per far fronte alla dura vita africana; in una nazione dove lo stato sociale e la previdenza erano ancora poco piu` che un miraggio. Pero`, pensavo che quello stile di vita non fosse dettato da uno spiccato senso di solidarieta` nei confronti del prossimo (la chiaccherata con Samuel ne era forse  la prova), ma piuttosto che si incastrasse perfettamente con la tradizione africana, dove c`era promiscuita`, poligamia, ma anche senso della comunita` e un profondo rispetto per gli anziani. Chissa` che cosa avrebbe detto Nyerere, il primo presidente tanzaniano,  nel vedere che l`ujamaa, cioe` il sistema di vita comunitario da lui promosso, pur non avendo dato i risultati previsti in termini di sviluppo agricolo e progresso, aveva in compenso garantito l`assistenza ai poveri.
-Quelli mi chiederanno soldi, soldi, soldi! Pensa che l`ultima volta mi hanno chiesto di comprargli un trattore! E poi soldi per questo, soldi per quello...-
Sceso dall`autobus attraversai il centro di quella piacevole cittadina (anche se un vero centro non esisteva), dove vidi strade asfaltate, una scuola elementare con un campo da calcio annesso, un ospedale e un campo per l`addestramento militare. Cose che tutto sommato facevano pensare ad un buon livello di sviluppo, anche se la gente di Arusha mi aveva detto che la ragione della presenza di quelle strutture stava nel fatto che Monduli, era il paese natale di un  chiaccherato politico (forse corrotto) del CCM, tale mr. Lowassa.
Poi mi diressi verso il sentiero che si addentrava nella foresta, meta della mia escursione. Avrei potuto organizzarmi con quelli del turismo culturale e fare una visita guidata, ma forse a causa della chiaccherata con Samuel, anch`io ero preoccupato di trovarmi ad avere a che fare con una guida scroccona e pretenziosa. Cosi` proseguii da solo, dopo aver acquistato un macete perche`  in quel periodo la vegetazione sarebbe stata fitta e spinosa e probabilmente avrei dovuto farmi strada.
Salendo un po`alla volta mi resi conto che il sentiero non era poi cosi` male, tranne che per alcuni tratti dove il macete risultava utilissimo. Mi trovavo forse soltanto ad un paio di km dalla strada asfaltata quando notai alcune buche nel terreno, della dimensione di un pallone da calcio: senza dubbio le impronte di un elefante. Per la verita` mi era stato detto che non c`erano animali nelle vicinanze e che la zona era sicura, ma in fondo...chi poteva averne la certezza? Avevo forse sottovalutato i rischi del caso? Ero stato imprudente a recarmi in quel luogo che, seppur a due passi dalla citta`, era governato da leggi proprie? Evidentemente no, perche improvvisamente intorno a me apparvero una dozzina di bambini scalzi. Formichine laboriose che raccoglievano legna per il fuoco, trasportavano sulla testa delle fascine e si dirigevano a valle. –Stai tranquillo mzungo!- dicevano quelli –noi qui ci veniamo ogni giorno, ci sono gli elefanti, ma non c`e` pericolo. Pero` non attardarti, oggi potrebbe piovere!-  Quelle raccomandazioni riguardanti esclusivamente le condizioni atmosferiche mi rassicurarono, cosi` proseguii nel sentiero. Tuttavia feci attenzione a non allontanarmi troppo perche` quelle impronte mi sembravano fresche, e anche se per i bambini-formica gli elefanti costituivano una normale presenza del luogo, per me rappresentavano un potenziale pericolo da evitare. Ricordando le raccomandazioni  non mi attardai, mi fermai solamente qualche minuto per osservare alcuni esemplari di Guereza (ne contavo 10), cioe` scimmie nere col pelo bianco sul muso e la schiena, se ne stavano tra due enormi piante, balzavano tra i rami, offrendo ad ogni salto una spettacolare esibizione degna di un bravo ginnasta. 
Scimmie nere, salti acrobatici, sguardi curiosi, occhi penetranti.
Osservando le scimmie pensavo a Doris Lessing, la scrittrice inglese cresciuta nello Zimbabwe ex Rhodesia che in uno dei suoi libri aveva cosi` descritto l`Africa: "Africa gives you the knowledge that man is a small creature among other creatures, in a large landscape" Quanto vere erano quelle semplici parole scritte nel lontano 1951! Pensavo che ancora oggi, dopo piu` di mezzo secolo non esistesse una definizione piu` appropriata per descrivere quelle terre lontane. 
Tornato in citta`, dopo essermi ancora una volta lasciato alle spalle le foresta africana, andai al ristorante a mangiare un piatto di carne arrostita. Mangiavo seduto ad un tavolo davanti alla grande e assordante televisione che trasmetteva il telegiornale. La notizia del giorno era che Zanzibar era nel caos, visto che 2 chiese e l`abitazione di un prete erano state date alle fiamme da un gruppo di facinorosi che ineggiavano all`indipendenza di Zanzibar dal governo tanzaniano. Il conduttore del tg mostrava anche i titoli dei maggiori giornali del paese. Ad esempio il citizen diceva: Crisi a Zanzibar, dov`e`il presidente? Cioe` se la prendeva con Shein, il presidente musulmano di Zanzibar che dopo una settimana dall`inizio dei tumulti non aveva ancora condannato la violenza con una dichiarazione ufficiale.
-Eh, si,- sentii una voce scherzosa alle mie spalle-
-Shein...is a Shame!- Era Samuel, l`insegnante di matematica che adesso era in compagnia dei suoi amati famigliari che di li a poco gli avrebbero sicuramente scroccato il pranzo! Il suo ironico saluto mi era sembrato una richiesta di aiuto perche` si vedeva che non era a suo agio e avrebbe di gran lunga preferito bere una birra al mio tavolo…
Finito di mangiare presi il primo autobus per tornare ad Arusha. Dal finestrino potevo ancora scorgere le verdi colline di Monduli.

 http://www.youtube.com/watch?v=nkXuLu4STLI

giovedì



sabato

Fine di una strega


Sto tornando a casa dopo un pomeriggio trascorso al campus dell`universita` di Arusha. 
Ho consumato un buon pasto, preso in prestito un libro, scritto qualcosa al computer e chiaccherato con un paio di persone. L`atmosfera e`la solita, quella di un lento pomeriggio che sta per concludersi. Il sole finalmente concede un po di tregua e illumina il paesaggio di traverso. E`il momento in cui l`ambiente africano appare nel migliore dei modi: la vegetazione e` viva piu` che mai, con dei colori che mutano ad ogni istante, fino all`inevitabile e bellissimo tramonto. 
Cammino in una strada che ho percorso centinaia di volte.
Una strada rossa in mezzo al verde. 
Una strada che dalla collina mi portera`fino`alla valle.
Mi fermo ad osservare un oggetto mai notato in precedenza: una vecchia carriola sul bordo della strada, completamente fatta di legno, ruota e cassone e manubrio compresi. Afferrandola con le mani mi accorgo che e` perfettamente funzionante, anche se la ruota di legno non e` molto scorrevole. Pero` penso che con un po` di grasso la si potrebbe sistemare…
Improvvisamente sento delle grida, provenienti dal basso. La zona sottostante, parzialmente coperta dalla fitta vegetazione, e` molto popolata e si chiama Nganakoli. Le grida sono ancora distanti e confuse, percio` non capisco nulla di quello che viene detto. Poi, scendendo per la strada, vedo che laggiu` in lontananza c`e` una piccola folla cenciosa e disordinata che si sta dirigendo verso un prato adiacente ad un grande campo di mais. Nel prato ci sono tre persone. Ai loro piedi giace un fagotto avvolto in un kanga, cioe`una stoffa colorata tradizionalmente usata come vestito dalle donne africane. La folla si ferma e per un attimo rimane in silenzio. Qualcuno dice qualcosa, altri ascoltano, discutono, gesticolano. 
Poi, improvvisamente e` l`inizio dello show. 
Un calcio per cominciare, poi un altro e un altro ancora. Ecco che il fagotto sul terreno si muove e rimbalza come un pallone. Uno, due, tre, uno, due, tre…Poi e` la volta delle pietre. Ogni persona, una pietra. E` una gran sassaiola quella che vedo, e anche se dura soltanto 30 secondi e` sufficiente a coprire parzialmente il fagotto. Le donne gridano come pazze, chiaramente eccitate dal sordo rumore prodotto dall`impatto delle loro pietre. Gli uomini non sono da meno, muovono istericamente le mani nell`aria, come per afferrare qualcosa d`invisibile; invocano il nome di dio e gridano strani anatemi. I bambini invece se ne stanno piu` indietro, alcuni di loro, con abilita` scimmiesca si arrampicano sulle piante piu` alte, da dove possono osservare con attenzione e curiosita` l`azione degli adulti. Nel frattempo altre persone accorrono. Ma certo, quello show e` imperdibile ed e` qualcosa che riempie la monotonia di quel lento pomeriggio africano. 
Ecco, e`giunto il momento di infliggere il colpo finale: arriva una donna con una bottiglietta di plastica con la scritta acqua Kilimanjaro-coca-cola-company. Versa il contenuto della bottiglietta sul fagotto e poi accende un fiammifero.  Il un atttimo il rogo divampa e tutti urlano trionfanti! Inizialmente si tratta di una buona combustione, ma evidentemente il kerosene utilizzato non e` sufficiente perche`il fuoco si spegne quasi subito tra la delusione della folla che si aspettava uno spettacolo piu` lungo. Comunque, a detta dei presenti, non e` che sia andata poi cosi` male perche` all`inizio, durante le prime fiammate, il fagotto  era sobbalzato un paio di volte per poi collassare sul praticiello ora anch`esso un po` abbrustolito…Come da copione, quando tutto e` finito, arriva la polizia e la folla si disperde. I poliziotti, che sono neri e incazzati, cioe` voglio dire incazzzati neri, cominciano a fare domande per capire che cosa sia successo, anche se sanno benissimo di che cosa si tratta e che alla fine non potranno mica arrestare nessuno. Alle loro spalle intanto giace il fagotto, dal quale adesso sale un odore probabilmente nauseabondo perche` i poliziotti si tappano il naso con le dita. Dalle piante arriva anche l`irriverente commento dei bambini che gridano nyama nyama nyama choma! (carne arrosstita!) I poliziotti pero`, con grande professionalita` continuano il loro lavoro, annotando in un taccuino le varie testimonianze. 
Cammino in una strada che ho percorso centinaia di volte. 
Una strada rossa in mezzo al verde. 
Una strada che dalla collina mi portera`fino alla valle... http://www.youtube.com/watch?v=LMagP52BWG8
http://www.youtube.com/watch?v=bkKOnS8J5GM

mercoledì

Ritorno in Sakila









Una delle prime cose che avevo notato al mio ritorno in Tanzania, era stata la comparsa di un`antenna sulla vetta della montagna Sakila. Un `antenna biancorossa, cioe` un`infrastruttura della vodaphone che di notte s`illuminava di una stana luce rossastra. Faceva pensare ad un addobbo natalizio e non deturpava piu` di tanto l`aspetto della montagna, forse ne conferiva un`aspetto singolare. 
Deciso a ripetere l`ottima escursione fatta tre anni prima, contattai Aseri, la persona che quella volta mi aveva accompagnato. Al telefono Aseri mi aveva spiegato che per mettere l`antenna quelli della vodaphone avevano costruito una strada e che quindi sarebbe stato molto piu` facile raggiungere la cima. Tuttavia intrapresi l`escursione da solo; non perche` non gradissi la compagnia di Aseri, ma perche`avevo improvvisato, cioe` una mattina mi ero svegliato e avevo deciso che sarei tornado a Sakila. Questa volta pero` avevo scelto la via piu` facile, cioe` avevo preso l`autobus fino a Katiti e poi aspettato la piccola corriera che saliva fino alla base della montagna. 
Era venerdi e a Katiti era giorno di mercato,quindi non sarebbe stato necessario aspettare troppo per trovare un passaggio. Salii sul primo autobus e sedetti a fianco dell`autista, in attesa che arrivassero altri passeggeri. Guardandomi attorno notai che anche se la stagione delle piogge in corso era generosa, il terreno era arido e polveroso. Forse quella era la normale conseguenza del sovraffollamento e inquinamento tipico di tutti i centri di mercato che avevo visto in Africa. Dopo aver controllato e ricontrollato che tutti i posti e spazi a disposizione fossero stati occupati (persone, capre e galline), l`autista mise in moto e partimmo. Gia` dopo 50 metri il paesaggio cambiava completamente. Il terreno arido e polveroso lasciava ora il posto alla terra rossa e alla lussureggiante vegetazione Africana. La strada pero` era pericolosa, la pioggia dei giorni precedenti era stata abbondante e aveva prodotto la formazione di buche e canali di scolo che attraversavano la carreggiata. L`autista, elogiato dai passeggeri, dimostrava una cetrta abilita`nello schivare quelle pericolose fessure ed evitare che il nostro mezzo di trasporto s`intrappolasse. 
Arrivato al capolinea, dove c`era un edificio che esponeva la bandiera del partito al governo, scesi e mi diressi verso l`inizio del sentiero. Gli immancabili boda-boda, con le loro motorette, mi offrirono un passaggio, ma rifiutai perche`volevo gustare pienamente il piacere di quella passeggiata Africana. Proprio come mi aveva detto Aseri, il sentiero era stato tramutato in una strada, ma talmente ripida che mi chiedevo se davvero una macchina oppure una moto sarebbe stata in grado di percorrerla. Proseguii, catturato dal verde della foresta e dalla terra rossa che mi portava avanti e avanti e avanti…Sporgendomi sul ciglio della stada vidi che l`enorme pianura sottostante era parzialmente diventata un laghetto, una preziosa risorsa per il bestiame allevato nella zona. Grazie alle piogge, anche l`agricoltura era estremamente ricca: c`erano grandi piantagioni di mais, fagioli e banani, ma anche carote, pomodori e patate. Ad un certo punto mio fermai di scatto, quasi spaventato perche` non mi ero accorto che c`era una persona seduta sul bordo della strada. Era un ragazzo sui vent`anni, li seduto che guardava me e non diceva nulla. Aveva la sindrome di down e mi pareva strano incontrarlo in quell luogo appartato…Anzi, no. Ripensandoci era normale che vista la sua condizione quel ragazzo africano vivesse solo e isolato. In esilio nel bush, una condizione che per molti europei come me a volte risultava essere piacevole e un po` eccentrica, ma che per altri meno fortunati significava una condanna a vita. 
Dopo circa mezz`ora raggiunsi la cima. La visione dell`enorme antenna quasi mi ripagava dello sforzo fatto. O meglio, la vista dell`antenna e dei pittoreschi personaggi che le sedevano attorno strillando inni e leggendo la bibbia. Prendevo atto del fatto che l`istallazione dell`antenna non aveva cambiato le abitudini dei cristiani che fin dal lontano 1969 (cosi` mi era stato detto) si recavano in pellegrinaggio a Sakila per pregare. I  devoti pellegrini, con le loro bibbie e le preghiere ad alta voce sembravano rivolgersi piu` all`antenna che non a qualche dio. Ecco che l`antenna vodaphone appariva come  un moderno monolite catalizzatore di cristiani e adoratori del mondo degli spititi. Riflettendo pero`, l`adorazione dell`antenna non mi sarebbe sembrata una cosa cosi`blasfema. In fondo, i telefonini e internet stavano veramente migliorando la vita degli africani. 
Senza disturbare i pellegrini cercai qualche spiazzo per scattare delle foto visto che il cielo si era aperto e la vista era fantastica. Il monte Meru e il Kilimanjaro non erano completamente visibili per via di alcune nubi che nascondevano le rispettive cime; ma le dorsali delle due montagne offrivano un magnifico paesaggio fatto di un verde ubriacante e una fiorente vegetazione. Poi mi spostai ulteriormente, percorrendo un sentiero che portava al lato opposto della montagna, sempre con lo scopo di fare delle foto. Ma tornai indietro quasi subito perche`improvvisamente mi ero trovato davanti ad una grottesca costruzione che fungeva da tenda. Dalla tenda-baracca provenivano gridolini di piacere che non lasciavano alcun dubbio: una sveltina era in corso in vetta, quindi tolsi immediatamente il disturbo. 
Sulla strada del ritorno rividi il ragazzo down, sempre li a guardare nel vuoto. Mi chiedevo se i virtuosi pellegrini avessero mica pensato di aiutarlo oppure coinvolgerlo nelle loro importanti attivita`…
Giunto alla base della montagna scattai l`ultima foto della giornata: una bambina che rincorreva un asino che trasportava alcune taniche per l`acqua. Un`altra imagine che raccontava la vita semplice di quel luogo lontano, Sakila.

giovedì

Un politico -2-

1
La crisi della terra (dall`Arusha Times del 5 maggio, Happy Lazaro)
"Un morto e alcuni feriti sono il bilancio dell`ennesima invasione organizzata dai cittadini per appropriarsi con la forza di una fattoria. Gli abitanti dei villaggi di Poli e Seela Sin`gisi hanno invaso la fattoria chiamata Mito Miwili (Usa River) gestita dalla Pulsea and Agro Commodities Company. I guardiani hanno risposto con le armi da fuoco lasciando sul campo un morto e un ferito grave. Il comandante delle forze dell`ordine di Arusha, Thobia Andengenye, ha confermato l`incidente avvenuto la notte del 28 aprile, spiegando che circa 40 persone, armate di archi e freccie, pietre e lance, coltelli e macete, hanno invaso la fattoria procurando danni consistenti. Quattro trattori sono stati bruciati e un magazzino contenente un vasto assortimento di semi e fertilizzanti e` stato depredato. Reclamando il possesso della terra, gli invasori hanno rubato qualsiasi cosa potesse essere arraffata dalle loro mani. I danni sono ingenti, ma non ancora stati stimati. L`invasione alla Mito Miwili e` la terza degli ultimi 20 giorni. La prima era avvenuta alla Dolly Estate, situata in localita` Maji ya chai (Usa River), dove il recinto era stato abbattuto e gli invasori avevano reclamato il possesso della terra. Poi era stata la volta del Machumba Estate, dove gli invasori avevano gia` iniziato a dividersi la terra conquistata illegalmente. In entrambi i casi la polizia era intervenuta con i gas lacrimogeni..."
Ucciso un rappresentante dell`opposizione, sale la tensione (dall`Arusha Times)
La notte del 27 aprile, Msafiri J. Mbwambo, rappresentante locale del partito Chadema,  e` stato assassinato. Una settimana fa erano stati trovati i corpi di 4 persone uccise, sempre nella zona dell`Arumeru. Il neo-eletto Joshua Nassari ha dichiarato: "Difficile considerare questi omicidi come casuali e non associarli alle recenti elezioni che hanno visto il trionfo del Chadema..."


2
Anche se l`elezione di Nassari si e` svolta in un clima relativamente pacifico secondo gli standard africani, i fatti di questi giorni sono allarmanti. 
Facciamo un passo indietro. 
Di cosa avevano parlato i politici durante la campagna elettorale? Dell`acqua, dell`elettricita`, delle strade e del costo della vita. Un altro punto importante era stato quello della terra. O meglio del possesso della terra, argomento spesso trattato sotto banco e poco esplicitato perche` delicato e controverso. Gli appartenenti alla tribu` Meru, ovvero la maggioranza etnica presente nel distretto Arumeru, reclamano il possesso della terra che secondo loro apparteneva ai loro antenati. Dicono che la terra di cui dispongono oggi non e` abbastanza e quindi ne vogliono di piu`. I politici di entrambi gli schieramenti allora, avevano sfruttato l`argomento della terra per ottenere consenso. In particolare, quelli del partito di opposizione Chadema avevano parlato di ridistribuzione equa in caso di vittoria e puntato il dito contro gli stranieri che amministrano grandi porzioni di terra. Quella di prendersela con gli stranieri, cioe`l`uomo bianco (anche se sarebbe piu` corretto di parlare di uomo giallo, olivastro e talvolta nero) e` una strategia che in Africa funziona sempre. C`e`poverta`? Colpa dei bianchi. L`economia cresce ma gli africani sono poveri? Colpa dei bianchi. I ministri del governo Tanzaniano sono accusati di aver sottratto milioni di dollari dalle casse dello stato?(notizia di questi giorni) “Si tratta di un`eredita` del colonialismo” diranno gli analisti piu` virtuosi e sapienti. 
Ma la crisi della terra e` reale o e` soltanto un espediente per ottenere consenso politico? Secondo il Tanzanian Investment Centre che ha sede a Dar Es Salaam, in Tanzania ci sono 44 milioni di ettari adatti all`agricoltura, di cui solo il 24.5% e` sfruttato. Ci sono anche 60 milioni di ettari per l`allevamento, ma soltanto il 26% viene utilizzato. Per questo, second il T.I.C. gli investitori sono fortemente voluti. Anche perche`, gli investimenti su larga scala, anche quelli che si occupano principalmente dell`esportazione (fiori, caffe`, frutta) hanno comunque ricadute positive sulla popolazione locale, attraverso la creazione di posti di lavoro, costruzione di infrastrutture e sviluppo di nuovi settori. 
3
Sinceramente, pensavo che dare la colpa agli investitori stranieri per giustificare i problemi della Tanzania fosse una barzelletta. I 20 grandi estates presenti nel territorio dell`Arumeru, venivano utilizzati legalmente dagli stranieri con un regolare contratto d`affitto stipulato col governo. Inoltre creavano posti di lavoro e contribuivano a sfamare il paese. Quindi, le terre in questione non erano state rubate o sottratte con la forza ai residenti, ma semplicemente individuate dal governo come opportunita` d`investimento e assegnate ad alcune corporations. Quello che vedevo intorno a me era che i locali possedevano moltissima terra dove producevano soltanto agricoltura di sussistenza, e faticavano  parecchio per due motivi:
1-Non avevano nessun sistema d`irrigazione, nemmeno utilizzavano i metodi tradizionali dei loro antenati per raccogliere l`acqua.
2-Aravano con la zappa o con l`aratro trainato dagli animali. 
In questo senso, il governo e le amministrazioni locali nel corso degli anni avevano fatto ben poco per favorire la formazione di cooperative di agricoltori che sarebbero stati in grado di acquistare un trattore e altri accessori che avrebbero consentito lo sviluppo dell`agricoltura. Poi, per capire che cosa stava succedendo c`era un altro aspetto da considerare: il tribalismo. Gli invasori delle fattorie erano un gruppo organizzato e indottrinato dai politici locali che durante la campagna elettorale avevano esplicitamente fatto leva sull`appartenenza tribale. Di fatto, i Wameru, appena 20 giorni dopo l`elezione di Joshua Nassari, si erano sentiti autorizzati ad intraprendere azioni violente e fuorilegge per appropriarsi delle terre. Abitando nel cuore dell`Arumeru, avevo spesso parlato con la gente della questione della terra, e mi ero reso conto che per molti l`obiettivo era soltanto la sopprafazione, il predominio, il piacere di depredare i beni dell`altro, concetti abbastanza negativi che non davano molta speranza per il futuro. (A proposito di depredazione, bisognerebbe anche citare l`invasione avvenuta nel 2009 ai danni di un farmer Tanzaniano. In quel caso la sua fiorente piantagione di banani era stata abbattuta-rasata al suolo dai Wameru a colpi di macete!)
4
Delle tre invasioni, quella che aveva maggiormente attirato la mia attenzione era stata la prima, quella del Dolly Estate, un grande possedimento che comprendeva una serra per la produzione di fiori, un campo di polo con un maneggio di cavalli, un esclusivo campo da golf, una zona residenziale e perfino una piccola riserva faunistica con gazzelle, kudu, facoceri, giraffe e zebre. Anche se poco distante (5km) dalla trafficata strada Arusha-Moshi, il Dolly era una splendida oasi in mezzo al nulla, un paradiso (anche se un po` artificioso) edificato dove prima c`erano ettari di terre abbandonate e semi deserte. Forse era stato proprio quello splendore a scatenare la rabbia e l`invidia degli africani che vivevano nella vicina Maji ya chai, una township gia` sovrafollata e sporca visto che i residenti gettavano la spazzatura ovunque, per poi lamentarsi del fatto che la terra non era buona per l`agricoltura... Un altro particolare interessante era che gli amministratori del Dolly erano Zimbabweiani. Agricoltori africani bianchi fuggiti dal regime di Mugabe. Nel corso degli anni, la dittatura del compagno Bob aveva distrutto l`economia del paese e ucciso migliaia tra agricoltori e dissidenti. Un tempo lo Zimbabwe era stato soprannominato il granaio del continente, vista l`enorme produzione di cibo che sfamava la nazione e veniva anche esportato negli stati vicini. Oggi invece lo Zim importava il grano dal poverissimo Malawi e tutti, bianchi, neri e sangue-misto scappavano da quello che era considerate un luogo pericoloso e senza cibo. Inoltre, come in Sudafrica, la strage degli agricoltori procedeva senza che i media occidentali prestassero grande attenzione. Le notizie delle invasioni e degli omicidi arrivavano alla gente soltanto grazie al lavoro certosino di alcuni blogger che pubblicavano le notizie e documentavano i fatti. Alcuni si spingevano oltre, cioe` sopstenevano che in tutto il sud dell`Africa fosse in atto un genocidio silenzioso nei confronti della popolazione bianca residente. Omicidi e invasioni sponsorizzate dai governi, una sorta di vendetta dei neri sui bianchi.
La Tanzania sarebbe affondata come lo Zimbabwe oppure avrebbe avrebbe rialzato la testa facendo leva sulle proprie origini Swahili? E le invasioni sarebbero continuate? Queste erano le domande che come me molti Tanzaniani si ponevano, sapendo che le depredazioni e il clima di violenza non avrebbe portato a nulla di buono.


5

"Days of gloom and nights of darkness; sunless days and starless nights. Is the moon still in the heaven? Is the sky still in its place? Has the sky a place? What is time and what is motion? What is light and what is dark? Green, they say, needs light and sunshine; life they say, needs light and air. But where is the sun? Days of gloom and nights of darkness; jungle days and jungle nights. What`s the jungle? Why`s the jungle? And why is it so green?"  (Peter Abrahams)

Parole swahili

Asiyesikia la mkuu ataona makuu
Chi non ascolta l`anziano ne vedra` di grosse
Usipoziba ufa utajenga ukuta
Se non tappi la fessura ricostruirai la parete
Ulipo nzoga ndipo watakapokutanika tai
Dov`e`la carogna, la si raduneranno gli avvoltoi



Barua ni nusu kuonana
Una lettera e`meta`rivedersi
Mkulima ni mmoja, walaji ni wengi
Il contadino e`uno, i mangioni sono molti
Elimu ni bahari
La conoscienza e` un mare

sabato

Un politico -1-


Hanno portato le sedie, messo le bandiere e uno striscione. 
La gente attende silenziosa. 
Quando arrivera` il loro idolo?
C`e`un camion col palco montato sul cassone. Due uomini collegano l`impianto voce e le casse iniziano a sparare musica. I colori azzurro, bianco e rosso sono dappertutto. Sulle fiancate del camion, sulle magliette della gente e sui manifesti appesi. Sono i colori del Chadema, cioe` il partito dell`opposizione. Tra pochi giorni ci saranno le elezioni provinciali dell`Arumeru, il distretto dove abito, e i politici cercano consensi. Da queste parti il Chadema e` forte, mentre il CCM, il partito al governo, e`debole.
Chi vincera`?
Anche se si tratta di elezioni provinciali per un solo distretto, il momento e`cruciale. Potrebbe essere l`occasione per la prima grande vittoria dell`opposizione.
Era successo che il presidente della provincia Arumeru era morto per cause naturali; quindi bisognava scegliere un nuovo rappresentante. Il CCM, proponendo come candidato Sioi Sumari, il figlio del defunto presidente, si era tirato la zappa sui piedi. I media, l`opposizione e anche alcuni membri del partito si erano indispettiti e avevano parlato di nepotismo, scelta antidemocratica e poca serieta`.
Ad ogni modo non c`e` piu` tempo, tra pochi giorni si vota e bisogna convincere la gente.
Il comizio del Chadema si svolge nel campo da calcio dietro casa mia, cosi` assieme a Bwana Nkruvi , un signore di Imbaseni, vado a vedere. Un uomo sale sul tetto del camion e parla al microfono. E` l`inizio:
-Tra poco arrivera` e sara in mezzo a noi. Il nostro amato candidato...Joshua Nassari! La folla esulta.
L`uomo al microfono: people!
La folla risponde: is power! 
L`uomo al microfono: people!
La folla risponde: is power! 
-Mentre aspettiamo Nassari, vorrei pregare assieme a voi per santificare e purificare questo luogo. Preghiamo fratelli, perche`in mezzo a noi non ci sia nessun spirito maligno portatore di sventura...ma in tal caso Dio lo scaccera`! Perche`Dio e` con noi! Non con il CCM, e`con noi!- 
L`uomo al microfono: people!
La folla risponde: is power! 
L`uomo al microfono: people!
La folla risponde: is power! 
Subito dopo la disinfestazione arriva l`idolo della folla. S`intravede una colonna di toyota bianchi seguiti da un corteo di boda-boda con le bandiere e le sciarpe colorate.
Ma chi sono i boda boda? 
Su questo argomento  bisogna aprire una parentesi. Cominciamo col dire che negli ultimi tre anni sono 2 gli elementi che hanno  completamente rivoluzionato la vita dei Tanzaniani:
1-Il cellulare. Oltre a permettere la normale comunicazione tra le persone in un paese dove la rete telefonica fissa e`praticamente inesistente, il cellulare e` diventato un elemento fondamentale dell`economia Africana. Perche` i telefonini permettono l`invio e il ricevimento di denaro in qualsiasi zona del paese. In Tanzania questo sistema si chiama M-Pesa (pesa mkononi, cioe` soldi in mano) e funziona un po` come il western-union, solo che e` piu` semplice e veloce. Con un semplice cellulare, oggi un agricoltore del profondo sud puo`spedire i suoi 500kg di ananas ad Arusha e ricevere immediatamente il denaro dal suo cliente. Stiamo parlando di persone che non hanno mai avuto un conto corrente e che non sono mai entrati in una banca. Il cellulare e` una moderna canna da pesca che permette all`africano di procurarsi da vivere.
2-I boda boda. Sono i motociclisti che lavorano come tassisti, molto richiesti dalla gente  perche` piu`economici dei tradizionali taxi. Arrivano dappertutto, anche nelle stradine dei vilaggi piu` isolati. La loro diffusione e` impressionante. Ad Arusha alcuni ristoranti hanno chiuso per dare spazio all`esposizione delle moto made in China. Prezzo base: 500euro. Grazie ai boda boda oggi qualsiasi merce trasportabile puo` essere reperibile ovunque. Dalle colline del monte Meru fino ai remoti villaggi sul lago Tanganika. I piki piki (le motorette in lingua swahili) trasportano di tutto, i malati e le donne incinte all`ospedale, i farmaci anti malaria, i sacchi di cemento e  quelli di farina; le pesanti taniche d`acqua che altrimenti dovrebbero essere caricate sugli asini o peggio ancora trasportate a mano. 
(Una breve considerazione: questi 2 elementi, i cellulari e le motorette, gestiti e messi nel mercato dai cinesi, hanno sicuramente migliorato la qualita` della vita dei Tanzaniani. Piu` persone che possono utilizzare i mezzi di trasporto e i piccoli produttori che sviluppando il loro business escono dalla poverta`. Vuoi vedere che alla fine della fiera i cattivi e famigerati cinesi senza scrupoli  hanno fatto di piu` per gli africani che non le ONG che distribuiscono aiuti da 40 anni? La vita e` proprio strana e non si finisce mai d`imparare)
Ma torniamo a Nassari e al suo comizio.
I boda boda sono i grandi sostenitori del Chadema.
Perche? 
Perche` sono giovanissimi, molti di loro al di sotto dei 20 anni. E il Chadema e` il partito dei giovani. Il CCM invece, al governo da 50 anni, e` il partito dei vecchi burocrati, politici corrotti che per la Tanzania non hanno fatto abbastanza. Nassari sale sul palco tra le ovazioni della folla. E`giovane, sui 25 anni, indossa una camicia e un paio di pantaloni color kaki. Inizia cosi`il suo monologo: –Compagni, chiedo il vostro voto! Io conosco i vostri problemi e le vostre esigenze perche` sono un meru come voi!- Poi alza le braccia al cielo e recita lo slogan della sua campagna elettorale -Tulianza na mungu, tutamaliza na Mungu (abbiamo iniziato con Dio e finiremo con Dio) Ma certo, il riferimento a Dio non puo` mancare. Uno slogan che sa di promessa sacra, un ammonimento per l`avversario. Parole che servono anche a sottolineare il fatto che il Chadema e` un partito a maggioranza Cristiana, diverso dal CCM che e` pieno di musulmani. Ho notato che pero`le donne preferiscono dire yes we can. -Sai com`e`- mi spiega Bwana Nkruvi- Qui le donne sono tutte innamorate di Obama! E poi anche loro vorrebbero essere fighe come Michelle e indossare vestiti costosi e andare sulla copertina del Vanity Fair…-Nassari prosegue: -Questa zona e`ricca d`acqua, lo potete vedere anche voi, le foreste, la fiorente vegetazione…ma la gente non ha l`acqua! Votatemi e avrete l`acqua! Alcune zone non sono ancora state elettrificate, votatemi e vi portero` l`energia! E la strada, io faro` sistemare la vostra strada!- Nassari parla da vero politico africano: agressivo, con una voce che fa tremare l`impianto audio. Piu` lontano udiranno la sua voce, piu` lo voteranno. Parla di cose importanti, l`acqua, l`energia, le strade. Argomenti fondamentali per avere l`attenzione del popolo. Pero`Nassari non dice come fara`a mantenere le sue promesse. Fara` forse scavare un pozzo per l`acqua? Mettera`dei pannelli solari sui tetti delle scuole? Chiedera` ai cinesi di asfaltare le strade? Lui non lo spiega e la gente non lo chiede, quindi va bene cosi`. Sapere che Dio e` dalla loro parte non e` forse abbastanza? Il monologo va avanti: -E qui c`e gente che non sa nemmeno che cosa mangera` stasera. Tutto rincara, ma il governo che cosa fa per i poveri?-Nel frattempo un elicottero con la scritta Chadema sorvola il campo da calcio. -Chissa` dove diavolo hanno preso i soldi per comprare un elicottero!- mi dice Bwana Nkruvi, confidandomi segretamente di essere un fedele sostenitore del CCM. Contemporaneamente arriva anche la polizia. Due camionette di soldati in tenuta anti sommossa. Per adesso sono pacifici, parcheggiano e controllano da distante la situazione. Allora Nassari si rivolge verso di loro dicendo: -Questi poliziotti fanno il loro dovere e sono nostri fratelli, ma guardate, il governo ha i soldi per comprare i gas lacrimogeni, ma non per i farmaci retro virali e cosi` la nostra gente e` costretta ad andare a Loliondooo!- Bravo Nassari, la battuta su Loliondo era proprio buona, la gente applaude e perfino i soldati sulle camionette ridono a crepapelle. Poi arriva l`immancabile frecciata all`uomo bianco:- …e gli stranieri che si arricchiscono con le nostre pietre preziose…le cose devono cambiare, loro sono ricchi e noi siamo poveri, dobbiamo nazionalizzare! Nelle miniere la situazione  era che  gli Israeliani e i Sudafricani, in accordo col governo, estraevano pietre preziose trivellando il terreno con macchinari moderni; anche i Tanzaniani facevano ottimi affari in quel settore, ma si dedicavano maggiormente a massacrare gli Albinos per poi costruire portafortuna che avrebbero assicurato loro diamanti e ricchezza…Comunque, quello della nazionalizzazione era un argomento delicato e controverso che riguardava molti paesi africani. Ma la domanda era: nazionalizzare le miniere ed espropriare le terre agli stranieri avrebbe davvero migliorato la vita degli aficani? Oppure sarebbe successo come in Zimbabwe, dove le fattorie bianche erano state invase e la produzione agricola progressivamente distrutta? Anche in Tanzania e in Malawi ad esempio, le nazionalizzazioni non avevano dato buoni risultati. Fabbriche e negozi gestiti da stranieri, soprattutto indiani, erano stati espropriati, mal gestiti e portati alla rovina. Lo stesso Nyerere, primo e acclamato presidente Tanzaniano, nel corso del suo mandato ventennale aveva fatto in tempo a rivendere al legittimo proprietario (un indiano) una fabbrica precedentemente nazionalizzata e condotta al fallimento. -Sai- mi dice Bwana Nkruvi -Penso proprio che il Chadema vincera`. Il CCM, candidando il figlio del defunto presidente ha commesso un grave errore. Ah, queste cose succedono solo in Africa… -Non e` vero-gli dico io- In America per esempio, Bush padre e figlio hanno governato per un pezzo. In Korea del Nord Kim Jong II e` il figlio del precedente dittatore, e per quanto riguarda l`Italia potrei raccontarti la parabola di Bwana Umberto e suo figlio Renzo…Intanto, mentre chiacchieriamo, il comizio finisce e Nassari se ne va con la sua colonna di toyota bianchi. La gente pero` rimane perche`i boda boda alzano a tutto volume la musica delle loro radioline e il campo da calcio si trasforma in una grande discoteca all`aperto.
Under the coconut tree we stay
Falling  into me like a wave

You gon' make me stay
You gon' make me stay
You gon' make me stay forever
You gonna make me stay! 

Epilogo
Il giorno 1 aprile si sono svolte le elezioni. In un paio di seggi, alcuni loschi individui sono stati pescati mentre tentavano di sostituire le scatole contenenti le schede elettorali…Con 32.972 voti contro 26.757, il Chadema ha vinto e Nassari e` diventato il nuovo presidente della provincia Arumeru. Finche` il risultato non e` stato reso noto e ufficializzato dal governo, i boda boda hanno bloccato le strade creando disordini. Nella township di Usa River la polizia ha lanciato gas lacrimogeni per tutta la notte per disperdere la folla. Comunque non ci sono stati morti e la situazione si e` normalizzata nel giro di poche ore.
http://www.youtube.com/watch?v=WncOzqK5bIQ
http://www.youtube.com/watch?v=3Y4Ml1qRGHk